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Pd, Tonini: Pannella riprenda a bere, accordo senza alternative

Data: 
Mercoledì, 5 March, 2008
Testo: 

Sul versante del centrosinistra imperversa la querelle Partito democratico-Radicali. Marco Pannella e i suoi continuano a protestare per il collocamento in lista offerto dal Pd ai nove candidati radicali. “Nove eletti”, stando al patto sottoscritto nel loft, si insiste da via di Torre Argentina. Mentre - protestano i Radicali citando valutazioni espresse in camera caritatis anche da esponenti del Pd - almeno tre dei posti concessi dagli strateghi del loft sarebbero a rischio. Una tesi che Giorgio Tonini, responsabile Economia del Pd, contesta. Secondo Tonini, il gioco delle opzioni - sul quale il Pd ha offerto garanzie ai Radicali - trasformerebbe i posti a rischio in seggi effettivi. E comunque - mette in chiaro Tonini - la composizione delle liste approvata lunedì dal coordinamento del Pd “non si può toccare”: togliendo un mattone al castello delle candidature, l’intero edificio rischierebbe di crollare. E si darebbe fiato a quanti, nel Pd, hanno palesato - con voce più o meno stentorea - riserve sull’apertura delle liste ai Radicali.

Né aiuta - avverte il responsabile Economia del Pd - lo sciopero della sete cominciato da Marco Pannella per protestare contro la “violazione dei patti”: un perfetto assist - obietta Tonini - per quanti, a piazza Sant’Anastasia, contestano l’accordo coi Radicali. Il fronte anti-pannelliano del Pd sarebbe legittimato - qualora dopo lo sciopero della sete il contenzioso si bloccasse - ad avvertire che d’ora in poi qualunque passo politico sarebbe condizionato dalle iniziative estreme lanciate dai Radicali. Quanto alla lettura prevalente tra i retroscenisti, in base alla quale, nonostante i roboanti proclami radicali di queste ore, Pannella e i suoi sarebbero infine costretti ad accettare la proposta del Pd, Tonini si dice d’accordo. Perché “non ci sono alternative”.

Intanto, nella conferenza stampa convocata a via di Torre Argentina per ribadire la linea dei Radicali sulla querelle in corso col Partito democratico, Pannella sottolinea: “Non vogliamo trattare”, ciò che serve è “rispettare i patti”. Dunque gli eletti (anzi, i “nominati”, grazie a legge che “a tutti i vertici di tutti i partiti andava benissimo”) radicali nelle liste Pd “devono essere nove, non sei”. Il leader radicale ripercorre le tappe che hanno portato all’accordo, andando a ritroso fino alle elezioni del 2006, quando grazie ad “almeno 400mila voti tolti al concorrente” i Radicali hanno “fatto la differenza” a favore di Romano Prodi. Un’impostazione che i Radicali avrebbero voluto proseguire nel 2008, ma “ci è stato detto no, perché ‘noi andiamo soli’. Poi hanno corretto: ‘Andiamo liberi’”. Nonostante il no, i Radicali, armandosi di “santa umiltà”, hanno accettato di confluire nelle liste Pd. E lo hanno fatto “in una situazione gravissima” - anche alla luce di prospettive elettorali non rosee (ai troppo facili “entusiasmi” che si stanno diffondendo, Pannella risponde: “Noi siamo prudenti”). Lo sciopero della sete - sottolinea Pannella - è un modo nonviolento per combattere “l’assenza di democrazia e di Stato di diritto, di legalità, di rispetto della parola”.

Secondo il leader radicale, “Walter fa affermazioni contestabilissime e non molto veritiere”. Quanto all’entusiasmo che Veltroni sollecita ai Radicali, Pannella - prendendosela più con Goffredo Bettini (e con Giuliano Ferrara) che con il segretario del Pd - polemizza coi “testimoni” della tragedia comunista che con “rancore” prendono atto di come “entusiasmi e speranze si siano poi rivelate assassine”. Ma dietro i rimproveri - più volte mossi ai Radicali - per la presunta mancanza di entusiasmo, si intravede “la volontà di scotennarci completamente”. Pannella è “molto preoccupato per il Pd che vogliamo costituire”. Un Pd che per ora “si muove con un agio favoloso attraverso un potere condiviso con ‘l’avversario’”. I Radicali desiderano “aiutare Walter e il Pd a muoversi nel rispetto delle proprie speranze e delle proprie legalità”. Nella conferenza stampa di Pannella c’è spazio per un intervento di Khaled Fouad Allam, deputato del Pd non ricandidato, che punta il dito contro le “leggi monoetniche” e le “logiche claniche” cui sono ispirate le liste. Nonostante i richiami a Barack Obama, le candidature sembrano “tutto il contrario” di ciò che predica il leader politico statunitense, avverte Fouad Allam. Che giunge a chiedersi se “il Pd non sia un trompe-l’oeil”.

Autore: 
Nicholas D. Leone
Fonte: 
IL VELINO
Stampa e regime: 
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Commenti

Questi del PD continuano a dire che "non si può più trattare", mentre Pannella non chiede "trattative". Bensì invoca il rispetto dei risultati raggiunti con le trattative _già fatte nei giorni scorsi_.
Stasera Franceschini (performance complessiva piuttosto triste ahimè) a "8 e mezzo" ha confermato che i contenuti del fax che veniva riportato oggi dal Corsera corrispondono ai termini dell'accordo.

Ma, dico io, è mai possibile che qua nessuno ammetta, tranne ovviamente il sottoscritto, che quelli del PD, con Bettini in testa, c'è l'hanno, anzi ve l'hanno, messa in quel posto? E' tanto difficile? Mah...
D'altronde io per conoscenza diretta, conoscendo da anni i loro metodi, sapevo benissimo che andava a finire così e quindi....
D'altronde se per loro un giovane e una donna valgono più di una persona, a prescindere dall'età e dal sesso, valida che cosa dobbiamo ancora pretendere da loro? Sono fatti così, o li accetti o li molli, punto.
Io, non è un mistero, ho scelto da tempo la seconda opzione perchè non sempre, parere mio, in politica devi sempre e comunque inghiottire rospi mortificando continuamente la propria dignità come da anni, noto, stanno facendo in vari modi i RI.

Daniele

Sono riuscito a trovare su YouTube il video di Franceschini del pezzo di trasmissione cui mi riferivo nel precedente commento.