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CENTRO D’AIUTO ALLA VITA «Bisogna salvare sia il piccolo che la madre»

Data: 
Sabato, 22 March, 2008
Testo: 

Pronta ad attivarsi la catena della solidarietà

Salvare il bambino, ma prima ancora la madre, perché l'aborto lascia un segno indelebile nell'anima. Non esita nemmeno un secondo Carlo Scaramelli, primario ginecologo in pensione e presidente del Centro d'aiuto alla vita, che intende attivare la catena della solidarietà per contattare la giovane e la sua famiglia.
«L'aborto è un omicidio a tutti gli effetti, senza giustificazioni - dichiara - che determina un grave danno anche all'esistenza della donna, a causa di tutti gli aspetti psicologici che ne conseguono. La madre pagherà il prezzo di questa scelta per tutta la sua esistenza. Non ci si rende conto di cosa comporti la sindrome post-abortiva: ho visto giovani ragazze piangere per tutta la vita, nel rimorso della scelta compiuta, anche 20-30 anni dopo. Voglio immediatamente rintracciare questa ragazza, che va difesa, e i suoi genitori. Tutto è ancora possibile, perché le 10 settimane di gestazione le lasciano ancora del tempo».

L'appello lanciato da Scaramelli è chiaro: «Se ha sbagliato ora si deve recuperare, supportando la madre e la sua famiglia, senza lasciarli soli. Essendo la seconda gravidanza, i rischi determinati dalla sua giovane età sono fortunatamente minori. Ma dobbiamo anche guardare avanti: nei miei 9 anni di presidenza ho visto che, a volte, l'aborto viene ripetuto nel tempo più volte. Noi abbiamo tutti gli strumenti per aiutarli e prevenire queste situazioni: esperienza, serietà e mezzi. Sempre operando nel pieno rispetto della legge 194, che riconosce alla donna la libertà di scegliere».

Il Centro d'aiuto alla vita è un movimento che opera in città dal 1982, in modo gratuito e laico, offrendo un supporto economico e psicologico alle donne che si trovano a fare i conti con una maternità inaspettata e in condizioni di disagio. È un volontariato prezioso ed entusiasta, che ha aiutato a nascere oltre 700mila bambini in Italia, grazie a una rete di centri e servizi, case d'accoglienza, adozioni a distanza di mamme in difficoltà e al sostegno di personale specializzato. La sede si trova nei locali del padiglione F dell'Azienda ospedaliera cittadina, insieme ad altri sodalizi da sempre attivi nel sociale. «Ogni anno - aggiunge il medico - "salviamo" una quindicina di bambini, prendendoci cura di queste madri, italiane e non, che non riescono ad affrontare la maternità. Il disagio spesso non è causato da fattori economici, ma soprattutto dalla solitudine. Sono abbandonate da mariti o compagni, atterrite da un profondo cedimento psicologico».

Come in questo caso, non sempre si tratta di straniere. Nel 70% dei casi provengono all'Est Europa o da altri Paesi, ma diverse di loro sono italiane che non sanno dell'esistenza di un'alternativa all'aborto, ossia mettere al mondo un figlio, e, senza riconoscerlo, concederlo in adozione. «Noi siamo per la vita, sempre - conclude Scaramelli -. L'aborto un atto è contro la vita. Questo bambino ha tutto il diritto di nascere».

Autore: 
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Fonte: 
IL GAZZETTINO - Pordenone
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