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Capezzone con Silvio Il radicale «prodigio» voce di Forza Italia

Data: 
Martedì, 13 May, 2008
Testo: 

Vecchia tecnica radicale. Ci sono scuole politiche che segnano a fondo. Così, anche adesso che è stato eletto portavoce di Forza Italia, ti parla per dieci minuti - quasi complice, molto sincero, cordiale: perché poi Daniele Capezzone è uno dei rari politici a saper essere persino cortese - solo che alla fine della chiacchierata, ti fa: «Oh, sia chiaro: io non le ho detto mezza parola. Non mi virgoletti, eh?». Va bene. «No, va bene: ho la sua parola, sì o no?». Capezzone, ha la mia parola. Tanto più che la notizia di maggior gusto, secondo quanto lei giura, non c’è. Perché nemmeno adesso, che pure è un momento importante, lei ammette di aver risentito Marco Pannella, il suo grande e anziano padre politico dai lunghi capelli bianchi, con le rughe profonde, che aveva scelto proprio lei come ultimo segretario, discepolo, delfino, figlioccio, di una serie di figliocci (Negri, Cappato, etc) poi all’improvviso divorati da un palco, nel bel mezzo di qualche congresso, con il solito discorso lungo mezza giornata. No. Capezzone ha resistito: non s’è fatto deglutire da Pannella e poi digerire dall’apparato radicale. Capezzone, dopo lunghi mesi di piccolo cabotaggio mediatico, lui che è un signor professionista della parola, lui che ha memorizzati i numeri di tutti noi cronisti, lui che quando lo chiami, ti risponde: «Oh, carissimo! Come stai?», ecco lui torna per ricoprire il ruolo per cui sembra nato. Il portavoce. Un talento. Potenzialmente, uno dei pochi, in Transatlantico. Con curriculum adeguato. Bambino precoce, salta la prima elementare e viene iscritto direttamente alla seconda: istituto cattolico San Giuseppe de Merode, piazza di Spagna, Roma. Non una scuola qualsiasi. Poi l’Università alla Luiss, facoltà di Giurisprudenza, molti 30 e lode, senza, però, riuscire a presentare la tesi. Si presenta, invece, a Marco Pannella. Che lo scorge a un sit-in. Seguono petizioni, scioperi della fame, conferenze stampa con lui che arriva sempre con quest’aria da primo della classe. Precisino, preparato, sicuro. Nel 2001, diventa segretario dei radicali italiani. Cinque anni dopo, viene eletto deputato nella Rosa del Pugno e assume la carica di presidente della Commissione Attività produttive. Nel 2007, con Nicola Rossi, Paolo Messa e Bruno Tabacci organizza a Milano la prima uscita pubblica dei cosiddetti «volenterosi», movimento trasversale che aspira a modernizzare la politica. Ha 36 anni, Berlusconi l’apprezzava da tempo.

Un paio di incontri riservati, molte telefonate. Un’intesa, non forte ma sincera, con Sandro Bondi. Che, poetico e cattolico, non ha mai commentato l’ammissione, più clamorosa, fatta da Capezzone: «Sono bisessuale». E poi precisata. «Io penso che non sia importante a chi vuoi bene, ma se sai voler bene. La vita è fatta di tanti incontri, diversi e plurali...». Disinvolto, e anche ambizioso e tattico. Prima, al cellulare, non finiva di raccomandarsi: «D’accordo che non riporterà mie frasi... ma mica vorrà scrivere un pezzo di colore in agrodolce, eh?».

Autore: 
Fabrizio Roncone
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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