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Il Pdl: in città ci serve una nuova classe dirigente

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Le reazioni all’intervista del senatore azzurro, Ferruccio Saro, il quale aveva paragonato il centrodestra a un circolo chiuso, incapace di dialogare con gli udinesi

Asquini: via i perdenti. Ciani: i partiti non investono su Udine. Leonarduzzi: subito un ’assemblea

Se il Pdl vuole uscire dalle secche di una crisi che in città dura ormai da diversi anni serve assolutamente voltare pagina. Come? Puntando soprattutto su una nuova classe dirigente fatta principalmente di giovani. Sono quasi un coro unanime i commenti all'intervista del senatore di Fi Ferruccio Saro che aveva criticato la Pdl udinese incapace, a suo dire di dialogare con la città.
Dal coordinatore cittadino degli azzurri, Massimo Blasoni, arriva tuttavia, un secco «No comment». Poi aggiunge soltanto: «Avevo invitato a sviluppare una riflessione interna e non sulla stampa. A giorni riunirò il partito per un'analisi. Credo soprattutto nei giovani che devono rappresentare il futuro di Forza Italia e del Partito della Libertà». Da parte sua, Roberto Asquini, presidente dei Circoli della Libertà e consigliere regionale sostiene che «si può dire che se dopo quello che è successo a Udine non si coglie l’occasione per togliere certi personaggi perdenti dalla vetrina del Pdl viene quasi da pensare che la sconfitta di Cainero sia stata auspicata per evitare che altre persone si mettano in luce e assumano una leadership vincente». «Questo dubbio – aggiunge – è rafforzato dall’esclusione di Udine assoluta anche in altri ruoli e la ricerca di assessori esterni sia in Provincia sia in Regione. Si vuole a tutti i costi zavorrare Udine per permettere a qualcuno di continuare a galleggiare nonostante tutto quanto è già successo».
Stefano Arpino, il consigliere comunale più votato di An ritiene «inevitabile rifondare il centrodestra» perché «se abbiamo perso le elezioni significa che qui non sappiamo raccogliere consensi come altrove, che non siamo persuasivi e che in alcune realtà non siamo ancora sufficientemente presenti». Da qui, l’autocritica di Arpino: «Insomma, in questi anni abbiamo sicuramente sbagliato». E anche l’esponente di An ritiene necessario e inderogabile «ringiovanire la classe dirigente. Personalmente, poi, lavorerò per rendere più forte anche Alleanza nazionale».
E il consigliere regionale di An, Paolo Ciani, dichiara che alcune dichiarazioni sono una sorta di «pianto del coccodrillo. La realtà – argomenta Ciani – è che negli ultimi anni le segreterie dei partiti non hanno mai investito a sufficienza sulla città di Udine. E questo è anche il segno evidente della mancanza di personalità credibili da presentare nei vari appuntamenti elettorali». Infine, la critica: «Chi gestisce i partiti a livello provinciale e regionale pare destinato a mantenere a un livello molto basso tutta la provincia compresa la città di Udine per sopravvivere a se stesso».
E critiche arrivano anche da Gianfranco Leonarduzzi, dei Radicali nella Pdl, secondo cui «Cainero non ha colpe, ma un serio esame di coscienza all’interno del centrodestra sull’ennesima sconfitta a Udine, va fatto. La sconfitta di Cainero è figlia della mancanza di dibattito attorno all’idea che il centrodestra ritiene applicabile per una città complessa come Udine. Occorre convocare un assemblea dei “Mille” in chiave udinese che sia progenitrice di una nuova classe dirigente che sappia riconquistare, con le idee e non con gli accordi sottobanco, la leadership politica in città».

Data: 
Lunedì, 19 May, 2008
Autore: 
DOMENICO PECILE
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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