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«Vogliono snaturare il testamento biologico»

Data: 
Domenica, 19 October, 2008
Testo: 

Presente la vedova Welby, mentre ha dato forfait il padre di Eluana Englaro, che all’ultimo ha preferito rimanere a Lecco vicino alla figlia
La Coscioni a Udine: il governo vuole una legge che non riconoscerebbe la volontà del paziente

UDINE. Doveva esserci anche Beppino Englaro, prima di persona e poi con un intervento in diretta telefonica, ma alla fine ha preferito rimanere vicino al capezzale di sua figlia Eluana com’è abituato a fare da più di 16 anni. Perché negli ultimi giorni Eluana sembrava veramente a un passo dalla morte. A tenerla in vita è un sondino naso-gastrico. Ed è proprio per permettere ai medici di interrompere questo trattamento che si sta battendo l’Associazione Coscioni.
Per fare chiarezza sui temi della «ricerca scientifica negata e sulle decisioni di fine vita impedite in un’Italia tra libertà e dogmi», la Cellula Coscioni del Fvg ha organizzato ieri a Udine il convegno “Il futuro della ricerca e delle libertà di scelta”.
Nel corso del dibattito sono stati consegnati anche alcuni modelli del testamento biologico, ma la presidente dell’Associazione, Maria Antonietta Farina Coscioni, prima radicale e ora deputata nella fila del Pd, ha messo in guardia sulla proposta di legge che potrebbe arrivare dall’attuale maggioranza di governo.
«Perché il testamento biologico diventi uno strumento in più per l’autodeterminazione della persona e per affermare i diritti umani e civili dei malati e dei disabili – ha sottolineato – è necessario che vengano previsti tre elementi fondamentali. Prima di tutto la prevalenza della volontà del malato rispetto a quella del medico, poi la presenza di un fiduciario con un ruolo forte e infine la possibilità di sospendere l’alimentazione e l’idratazione tramite sondino poiché si tratta a tutti gli effetti di un trattamento medico».
A parere della vedova di Luca Coscioni, leader radicale mancato nel 2006 a 38 anni dopo aver lottato a lungo con la sclerosi laterale amiotrofica, il rischio è infatti quello che «passi una legge sul testamento biologico in cui la volontà delle persone venga messa ancor più in secondo piano». Due, in particolare i nodi da sciogliere. «Se una norma – sostiene – prevede che il medico abbia comunque l’ultima parola in scienza e coscienza, allora non ha senso. Così come non ha senso vietare l’interruzione dell’alimentazione attraverso la sondina ritenendo che quello non sia un trattamento medico».
Anche secondo Mario Riccio, l’anestesista che ha aiutato Piergiorgio Welby a morire, c’è il rischio di arrivare a una legge sul testamento biologico che in realtà sarà contro il testamento biologico. «In quel caso – assicura – sarà inevitabile il ricorso alla Corte costituzionale».
Per raccontare la sua esperienza di medico accanto a Welby, Riccio ha scritto anche un libro cui racconta come ha maturato la decisione di interrompere il trattamento. «L’ho fatto – spiega - spinto dal mio dovere di medico».
Sul palco ieri è intervenuta anche Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby, morto dopo una lunga malattia terminale nel 2006. «Non si può sequestrare una persona e tenerla prigioniera contro la sua volontà – sostiene -, ognuno di noi ha un’idea diversa di quella che può essere una vita dignitosa. Non siamo tutti uguali, abbiamo religioni diverse, estrazioni sociali e culture diverse, ma il rispetto per il dolore è un diritto di tutti, che non può essere calpestato».
Nel corso del dibattito organizzato dal presidente della Cullula Coscioni Fvg, Luca Osso insieme al radicale Valter Beltramini, sono intervenuti anche il presidente dell’ordine dei medici, Luigi Conte, il docente di biotecnologie, Francesco Ciurcio, il medico Claudio Lucas, il notaio Tania Andrioli, l’avvocato Stefano Venturini, il segretario regionale del Pd, Bruno Zvech, l’assessore del comune di Udine, Lorenzo Croattini, il segretario dei Socialisti Franco Giunchi e il presidente di Radicali italiani, Bruno Mellano.

Autore: 
Cristian Rigo
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
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