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Bossi: «Senza devolution faccio saltare il governo»

Testo: 

«Illy è un uomo molle. La Guerra? Una donna con le palle». Poi il Senatùr strapazza il fido Zoppolato
Pesante battuta su Tondo: «Purtroppo non tutti i rimasugli del vecchio regime possono essere eliminati». Udine indicata come una «capitale storica»

PORDENONE - Se non passa la devolution cade il governo, su «Roma capitale» si gioca una partita decisiva. Parola del ministro delle Riforme Umberto Bossi, ieri sera a Pordenone, per la fiaccolata per «Il federalismo subito». Davanti a una platea di 200 «duri e puri», tra bandiere padane e statunitensi, Bossi è stato molto chiaro e non solo sul futuro della coalizione nazionale.
Tanto per cominciare, sulle cose di casa e ne ha per tutti. L'accordo Illy-Cecotti? «Sembra di guardare al passato - ha esordito Bossi - quando i movimenti autonomisti erano finiti a sinistra: perdono consensi perché la sinistra è il massimo del centralismo»; insomma, con la sinistra mai più accordi. Cecotti dentro o fuori la Lega Nord? «Cecotti si è messo fuori dalla Lega da solo». Anzi, «lui non è mai stato un leghista vero; è invidioso della Guerra, probabilmente quel trafficone di Saro gli aveva detto che il presidente sarebbe stato lui e Cecotti ci ha creduto». E se la Guerra bolla Illy come «potenziale dittatore», Bossi smorza i toni: "Illy non è un dittatore, ma un uomo molle, un "ramulat"», sbotta in lombardo. «Ha paura di se stesso, per quel poco che lo conosco. Non mi pare solido. Ha il caffè, ha i soldi per fare i manifesti, ma troppo caffè crea nervosismo». Invece Alessandra Guerra? «È una donna con le palle» giusto per essere chiari. Renzo Tondo? «La Lega ha fatto saltare il vecchio regime, questi sono i residuati che non si possono eliminare tutti». Ce n'è addirittura per il fido Zoppolato che, viste cadere le prime gocce di pioggia, s'azzarda a esortare il capo a cominciare il comizio. Bossi s'innervosisce, vuole parlare con i giornalisti, deve affrontare le tematiche nazionali e sbotta fuori dai denti: «Figurati se prendo ordini da lui!», rivolto all'imbarazzato Beppino. Ha ancora tante cose da dire, il ministro delle Riforme. Quanto alla devolution, Bossi manda un altolà agli alleati: domani in Parlamento si vota, ma c'è anche lo sciopero degli aerei e alcuni deputati potrebbero giustificare così un'assenza tattica. «La maggioranza è risicata - pungola Bossi - c'è lo sciopero degli aerei: speriamo che non vada sotto perché se no il governo cade». E rilancia su Roma capitale federale sì, ma con valorizzazione anche per tutti i capoluoghi di regione «Udine compresa», dice, interpretandola come una delle «capitali storiche». E, ancora, «va bene Roma capitale, ma non parliamo di soldi perché non si riapre il periodo delle vacche grasse». Per farsi strada, inoltre, il federalismo «ha bisogno di una Corte costituzionale regionale in modo che il governo centrale non possa bloccare le leggi regionali». Per rilanciare l'autonomia padana, Bossi chiama tutti i fazzoletti verdi a raccolta a Pontida il 4 maggio. Promette il Senato federale tra sei mesi, parte dalla rete Rai al Nord per sostenere che «il Sud è un oscuro alleato che Roma usa contro il Nord». I pacifisti? «Sono movimenti anche giusti, è la base politica che sbaglia». Bossi chiude il comizio con un «viva Udine, viva la Guerra», scende dal palco e parla con i sostenitori prima di lasciare la città sulle note del «Va pensiero».
La fiaccolata è stata preceduta da una contestazione di una ventina di giovani non organizzati che hanno rivolto insulti contro i leghisti: è dovuta intervenire la polizia per separare le due parti (con Zoppolato mediatore) mentre una donna ha sventolato un tricolore da un condominio adiacente la piazza. Sul palco con Bossi, molti big leghisti regionali, tra i quali, l'osannata Alessandra Guerra, ma anche Franz, Fontanini, Seganti, Londero e tanti altri.
Enri Lisetto

Data: 
Domenica, 13 April, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Regione
Stampa e regime: 
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