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Gli ospiti del Cie sono quasi tutti ex carcerati

Data: 
Martedì, 8 December, 2009
Testo: 

Gradisca. Il deputato radicale ha visitato la struttura assieme a Sergio D’Elia e Marzia Paoluzzi. Resa nota la diaria ricevuta dagli immigrati

Zamparutti: «È evidente il fallimento delle politiche di contrasto all’immigrazione»

GRADISCA. Il Cie (Centro d’identificazione ed espulsione) di Gradisca, «sulla base dei dati fornitici, è l’evidenza del fallimento delle attuali politiche di contrasto dell’immigrazione clandestina». Ad affermarlo è stato ieri il deputato radicale Elisabetta Zamparutti, che nel pomeriggio ha visitato la struttura di via Udine assieme all’ex onorevole Sergio D’Elia, segretario dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, e Marzia Paoluzzi, segretario dell’associazione dei Radicali di Gorizia.
Un giudizio basato «su dati eloquenti – ha precisato l’onorevole Zamparutti –, a cominciare da quelli della sezione Cie di Gradisca, dove sono attualmente trattenute 193 persone, praticamente piena capienza visto che un’area è attualmente chiusa per consentire lavori di ristrutturazione. Di questi clandestini 177 provengono dal circuito carcerario, rendendo palese la “specializzazione” di questa struttura, e il 90% circa proviene da Paesi dell’area magrebina. Altro dato estremamente rilevante che ci hanno comunicato è che annualmente sono circa 1.200-1.300 le persone che entrano nel circuito del Cie di Gradisca, ma quelle effettivamente rimpatriate sono, sempre annualmente, circa 200: è l’evidenza del fallimento delle politiche migratorie del governo, senza considerare il fatto che trattiene qui dentro per sei mesi una persona per poi essere costretto a rilasciarla, semplicemente con un foglio di via. Questo succede perché i consolati non riconoscono queste persone come propri cittadini. Vuol dire che immetti nella società una persona ancor più “incattivita” nei confronti dello Stato, si alimenta soltanto un circolo vizioso, non si risolve assolutamente il problema della clandestinità, anzi, lo si aggrava: è il serpente che si morde la coda, non ci sono uscite. È una normativa semplicemente demagogica».
Sulle condizioni della struttura, invece, la Zamparutti riconosce che «nel Cie di Gradisca la permanenza è decisamente meno traumatica che altrove. Diciamo che è garantita la decenza e anche il clima che vi si respira è meno teso che in altre strutture».
Diversa la situazione al Cara, «decisamente più tranquilla, ma lì ci sono richiedenti asilo, persone che hanno una prospettiva, una speranza, vivono diversamente questa permanenza».
La Zamparutti ha inteso infine precisare l’entità della “diaria” riconosciuta agli immigrati: «Gli ospiti del Cara ricevono 3,5 euro al giorno, da spendere esclusivamente all’interno della struttura, non fuori, mentre nel Cie ogni immigrato ha diritto a 5 sigarette al giorno e a una scheda telefonica di 5 euro ogni 10 giorni».

Autore: 
(ma.ce.)
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Gorizia
Stampa e regime: 
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