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DIFENSORE DELLE MINORANZE

Data: 
Sabato, 12 March, 2011
Testo: 

Ho appena appreso della morte improvvisa di Italo Corai. La notizia mi ha sconvolto. Lo avevo sentito nei giorni scorsi e lo avevo visto l’ultima volta venerdì alla presentazione del libro “Un omosessuale normale“ di Angelo Pezzana. Una bella serata, con la sala strapiena a discutere di omosessualità a 40 anni dalla fondazione del Fuori; la prima associazione per i diritti degli omosessuali fondata in Italia. Ho conosciuto Italo alla fine del 1973 durante una manifestazione in difesa del divorzio che avevo promosso al Teatro Verdi di Pordenone. Da allora è nato un sodalizio politico ed umano che oggi si è interrotto. È difficile (e sarebbe troppo lungo) ricordare quello che abbiamo fatto assieme in quasi 40 anni; la costituzione dell’Associazione Radicale nel 1974, della Lista per l’Alternativa nel 1979, della Federazione regionale dei Verdi (Colomba) nel 1990, le decine di migliaia di firme raccolte per quasi tutti i referendum che si sono svolti in Italia. Mentre oggi si discute sulla riforma della giustizia, mi viene in mente un caso emblematico: 9 processi (sì, nove) subiti per aver strappato pubblicamente un manifesto sul 4 novembre affisso abusivamente dal Comune al di fuori degli spazi consentiti. Alla fine siamo stati assolti e il Comune ha imparato a rispettare le regole. Nessuno si chiede quanto sono costati quei nove processi allo Stato? Eravamo assieme al congresso radicale di Firenze quando è morto (assassinato) Pier Paolo Pasolini e Gianfranco Spadaccia ha letto l’intervento che il poeta-regista doveva fare a quel congresso. Subito dopo Italo mi confessò la sua omosessualità. Italo faceva l’insegnante (credo sia stato un ottimo insegnante) e dedicava tutto il suo tempo libero all’attività politica e sociale. Ricordo il suo impegno a sostegno dei primi malati di Aids quando di quel virus si moriva. Ricordo l’assistenza concreta, fino alla morte a un malato di Aids con i parenti che avevano paura di avvicinarsi al congiunto. Una vita dedicata alla difesa delle minoranze (d’altronde veniva dalla minoranza religiosa evangelista) e alla promozione dei diritti civili. A conferma di questo (non so se ha fatto testamento) aveva deciso di lasciare i suoi beni all’Associazione Luca Coscioni che si batte per promuovere la libertà di ricerca scientifica e di cura. Italo ha contribuito alla crescita culturale e civile di Pordenone, non avrà però la soddisfazione di poter essere cremato nella sua città.
Ciao Italo.

Autore: 
Mario Puiatti
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Pordenone
Stampa e regime: 
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