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BONINO:L'ITALIA AVRA' BISOGNO DI 250MILA IMMIGRATI L'ANNO FINO AL 2030

Testo: 

Doveva parlare di solidarietà ma, precisa subito, che "solidarietà" una parola che non le piace. «Ne sono allergica. Puzza di carità pelosa, o dell'emozione di un momento -esordisce Emma Bonino, vice Presidente del Senato con una storia di battaglie civili e sociali dietro alle apparenti fragili spalle -. Preferisco parlare di legalità, di umanità.
Di fronte allo sbarco di 25mila persone a Lampedusa si accusa l'Europa di non essere "solidale": se fosse vero dovremmo accoglierli, non darglieli».
Ospite ieri della Fondazione Duomo di Mestre per una lectio magistralis dal titolo "La possibile solidarietà: come convivere nel XXI secolo", Emma Bonino ha parlato soprattutto di immigrazione e di politiche per trovare forme di convivenza. Partendo da un punto fermo: «Primo, abbiamo bisogno degli immigrati. Da qui al 2030 l'Europa avrà bisogno di 30 milioni di immigrati in più per far fronte al calo di popolazione, per il lavoro, per pagarci le pensioni - sottolinea la leader storica dei radicali italiani -. E lo stesso governo italiano ad aver stimato che nei prossimi vent'anni serviranno 250mila immigrati in più all'anno, cioè due milioni e mezzo in un decennio. Invece di invocare l'emergenza, la "paura", dovremmo attrezzarci a convivere: è ridicolo agitare fantasmi per l'arrivo di 30mila tunisini quando, negli anni scorsi, abbiamo accolto 70mila profughi del Kosovo. E il metodo di distribuirli nel territorio senza il coinvolgimento dei Comuni non aiuta né a governare il fenomeno, né a comunicare ai cittadini la buona immigrazione». Che per Emma Bonino comincia dai numeri: «Il lavoro degli immigrati in Italia vale 35 miliardi all'anno, 6 miliardi di euro nelle casse dell'Inps, e un 3,3 per cento del Pil che è ormai strutturale nella nostra economia. Senza contare che a colf e a badanti affidiamo i beni più sacri che abbiamo: i nostri figli, i nostri genitori, le nostre case».
E per la vice Presidente del Senato l'integrazione deve passare per forza per il lavoro, ma anche attraverso la lingua e il riconoscimento (reciproco) di diritti e doveri. «Il perno è quello del lavoro - spiega -. Chi ha una occupazione deve essere legalizzato, e sono rimasta favorevolmente sorpresa che l'altroieri il ministro Maroni è arrivato a queste conclusioni, riconoscendo che la politica dei "flussi" non funziona. Purtroppo, di contro, in Italia abbiamo ancora 750mila persone in attesa di essere regolarizzate perché le pratiche delle loro domande non sono state neppure aperte». La lingua e i costumi. «Abbiamo fatto troppi errori su questo versante - ammette Bonino -. A chi viene in Italia va chiesto di imparare l'italiano e, essendo in una società aperta, di essere riconoscibile per reciproco rispetto quando si trova in luoghi pubblici».
Niente velo, dunque. «Ma noi dobbiamo rivedere le nostre nostre leggi, come la Bossi-Fini, perché chi arriva in Italia non può imparare subito a non seguire regole che sono, di fatto, inapplicabili. La legge dice che un permesso di soggiorno viene rilasciato in tre settimane, mentre arriva dopo 12-18 mesi. E intanto uno affitta la casa in nero, lavora in nero e così via».

Data: 
Domenica, 5 June, 2011
Autore: 
Fulvio Fenzo
Fonte: 
IL GAZZETTINO
Stampa e regime: 
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