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Vagaggini: «Da Santarossa accuse paradossali»

Data: 
Martedì, 26 July, 2011
Testo: 

BOTTA E RISPOSTA

Il presidente di Atap: cedute perfino quote di Naonis Energia, non vogliamo l’inceneritore

Non si è fatta attendere la replica del presidente dell’Atap Mauro Vagaggini all’esponente dei Radicali Stefano Santarossa, che aveva votato contro la modifica dello statuto dell’Atap accusando Vagaggini di volere l’inceneritore e di voler bruciare combustibile da rifiuto di qualità (il cosiddetto Cdr-q). «E’ quantomeno paradossale – ha risposto Vagaggini – affermare ora che l’Atap, nello specifico chi la rappresenta, “vuole l’inceneritore”, in quanto proprio Atap, così come pubblicamente esposto ai componenti del consiglio comunale di San Quirino nella circostanza di cui si tratta, ha ceduto circa il 20 per cento (18,5%) della società Naonis Energia spa, nata con lo scopo di valutare la fattibilità e se del caso realizzare un termovalorizzatore in provincia di Pordenone, e ha già deliberato la vendita della rimanente partecipazione (un altro 20 per cento), dando sin d’ora la sua disponibilità a un’eventuale trattativa con potenziali acquirenti. In primis la Provincia di Udine. Tutto ciò perché si è convinti dell’inutilità attuale di un impianto di incenerimento in provincia, stante l’alta percentuale di raccolta differenziata operata sul territorio». Per quanto attiene alla produzione di Cdr-q, inoltre, Vagaggini ha precisato che «nell’illustrare ai consiglieri di San Quirino gli investimenti compiuti o in procinto di essere compiuti da Snua, società di cui Atap ora detiene la maggioranza, si sono citati il rimodernamento dell’impianto di selezione di Aviano e l’auspicata definizione di un impianto per la produzione di cdr-q, in linea con quanto aveva annunciato già a suo tempo l’amministratore delegato di Snua, Diego Tecce, ovvero l’intenzione di completare il ciclo attualmente in essere con la produzione del cosiddetto combustibile da rifiuto (cdr), non pericoloso (in pratica carta e plastica), il quale non necessariamente deve essere conferito in provincia, bensì negli impianti italiani o se del caso europei che offrano le condizioni più vantaggiose. Il tutto riducendo l’impatto ambientale sul territorio dello smaltimento e ottimizzando l’attività della società, rendendola in ciò non più dipendente da terzi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore: 
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Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Pordenone
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