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Oggi torna in libertà Barazzutti

Data: 
Venerdì, 8 August, 2003
Testo: 

L'esponente radicale era stato arrestato martedì mentre bagnava 22 piante di marijuana
Il Gup deciderà se assegnare l'obbligo di firma al Commissariato
Per la difesa l'uomo era per caso vicino alle piante

di ANTONIO SIMEOLI

TOLMEZZO. Tornerà in libertà oggi Stefano Barazzutti,35 anni, l'uomo arrestato martedì sera sulle alture di Caneva dagli uomini del Commissariato di Tolmezzo, mentre innaffiava 22 piantine di canapa indiana su un terreno demaniale. Mentre attestati di stima e di solidarietà all'uomo, leader del partito radicale in Carnia ed ex candidato sindaco del Comune di Arta Terme sono giunti dagli ambienti della politica vicini all'area radicale, ieri nel carcere di Tolmezzo si è tenuta l'udienza di convalida del fermo. Dinanzi al Gup, Mariarosa Persico, il pubblico ministero, Elena Teatini ha richiesto come misura cautelare per l'accusato l'obbligo di presentarsi ogni giorno negli uffici del Commissariato di Tolmezzo. Il sostituto procuratore del Tribunale di Tolmezzo.
Di diverso avviso invece la difesa di Stefano Barazzutti rappresentata dall'avvocato Giuseppe Salvatorelli. La difesa non solo si è opposta alla misura cautelare pur lieve chiesta dall'accusa, ma ha anche attaccato duramente l'attività investigativa della Polizia che ha portato all'arresto dell'uomo.
Per la difesa, in particolare, Stefano Barazzutti si trovava casualmente nell'area della coltivazione, non aveva a disposizione una tanica d'acqua e quindi non stava innaffiando alcuna piantina. Insomma, la difesa, che si riserva di richiedere una perizia per valutare lo stato di maturazione (e quindi di "efficacia") delle piantine, ritiene che il proprio assistito si trovasse a transitare per caso nella zona dell'appostamento della polizia.
Oggi, quindi, l'uomo con tutta probabilità tornerà in libertà: resta solo da stabilire se il Gup stabilirà per lui l'obbligo di firma, come misura cautelare alternativa in carcere.
Intanto, come si diceva, sono arrivati attestati di solidarietà all'esponente del partito radicale, sorpreso dagli uomini del commissariato di Tolmezzo, mentre innaffiava piantine di marijuana su un terreno demaniale a Caneva di Tolmezzo.
Per Franco Corleone, presidente del Forum Droghe ed ex sottosegretario alla giustizia il fatto accaduto martedì sera sulle alture di Tolmezzo «è l'ennesima conferma che la cannabis è la bestia nera di tutti i proibizionisti ed è anche l'attività repressiva che impegna maggiormente le forze dell'ordine, sia che si tratti di arrestare giovani per uno spinello, sia per la coltivazione di piantine di marijuana». Corleone ha espresso solidarietà per l'esponente radicale ex candidato sindaco del comune di Arta Terme. «In Friuli, come nel resto d'Italia - ha aggiunto Corleone - vi sono enormi questioni ambientali, dall'Ogm allo stato dei fiumi, dell'acqua, alle uccisioni di animali con varie forme di tortura da parte di bracconieri, e invece di indagare e colpire questi fenomeni, ci si accanisce verso una pianta e chi in questo caso la innaffiava, non essendo neppure certo la proprietà. Da un punto di vista giudiziario è incredibile l'arresto in assenza di analisi sulla qualità della sostanza, che potrebbe essere canapa tessile, e senza aver dimostrato l'utilizzo diverso dal consumo personale, e quindi non per spaccio».
Per l'esponente radicale friulano Gianfranco Lenarduzzi, invece, l'arresto di Barazzutti è «un caso paradigmatico dell'irragionevolezza delle leggi proibizioniste».

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MESSAGGERO VENETO - Udine
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