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Al Coroneo in 14 aspirano all'«indultino»

Testo: 

Si tratta di due donne e di dodici uomini che si sono rivolti al magistrato di sorveglianza per ottenere il beneficio
Altri detenuti puntano invece sulla meno macchinosa semidetenzione

Due donne e dodici uomini rinchiusi nel carcere del Coroneo hanno chiesto al magistrato di sorveglianza di Trieste di essere ammessi ai benefici dell'«indultino». Nessuna delle domande ha avuto ancora risposta ed è probabile che non la abbia almeno per un'altra settimana.
Uscita sbarrata dunque, al di là della tanta pressione politico- religiosa esercitata per ottenere il varo di questo provvedimento di clemenza nato con il preciso obiettivo di alleggerire la pressione sul sistema carcerario italiano.
I penitenziari, le «case circondariali» sono state costruite per segregare 37 mila persone. La capienza è stata poi portata per decreto a 42 mila posti-letto, ma la popolazione di detenuti negli ultimi anni è cresciuta ancora fino a raggiungere e superare quota 53 mila. Le condizioni di vita nelle celle , com'è noto, sono difficilissime, molte volte indegne di un Paese europeo. «L'indultino in pratica non avrà alcun effetto sulle carceri» hanno spiegato più volte i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria. Il che si sta puntualmente avverando in tutto il Paese così come al Coroneo.
Tra chi ha presentato la domanda per accedere all'indultino vi sono anche un paio di detenuti che hanno già scontato metà pena ma mentre si trovavano agli arresti domiciliari sono stati denunciati per evasione. In pratica non sono stati trovati a casa dalla polizia o dai carabinieri.
Questa situazione ha precluso loro la via della semidetenzione e le loro domande di misure alternative sono state respinte cinque volte dai giudici del Tribunale di sorveglianza. Ma l'indultino non dice alcunché sulle accuse di evasione su quei procedimenti non ancora passati in giudicato. In pratica lascia ogni decisione ai magistrati che con tutta probabilità a rigor di logica continueranno a negare le misure alternative al carcere.
Ma l'applicazione dell indultino sta portando a galla anche altre contraddizioni. Molti detenuti hanno rinunciato a questo beneficio, puntando piuttosto sulla semidentenzione, meno pesante, dal punto di vista degli obblighi e delle formalità burocratiche dell'indultino.
Il recente provvedimento prevede infatti il rientro a casa entro le 20, l'impossibilità di uscire dal Comune di residenza, nonché l'obbligo di presentarsi in giorni e orari stabiliti in un ufficio di polizia giudiziaria per firmare un apposito registro. Se ubbidirà a queste prescrizioni e non commetterà altri reati per cinque anni, la pena gli sarà totalmente condonata. Se sgarra il rientro in carcere è automatico.
Meno restrittiva invece la «semilibertà» con obblighi meno pressanti e soprattutto senza l'incubo dei cinque anni per ottenere il condono. Ecco perché molti tossicodipendenti condannati per reati di droga dovranno essere bene consigliati se presentare o meno la domanda. Tra i detenuti chi fa uso di stupefacenti ha il massimo indice di recidiva, tende a compiere lo stesso reato.
Claudio Ernè

Data: 
Mercoledì, 27 August, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Trieste
Stampa e regime: 
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