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Pillola del giorno dopo, scoppia la polemica

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IL CASO: Dopo alcune dichiarazioni del dottor Scarabelli, primario ginecologo del Cro, replicano i Radicali
Pillola del giorno dopo, scoppia la polemica
Stefano Santarossa: «Quelle non sono affermazioni che può fare un uomo di scienza»

Alcune dichiarazioni sulla pillola del giorno dopo hanno sollevato un polverone. A parlare il primario dell'unità operativa di Ginecologia del Cro, Carlo Scarabelli, mentre a puntare l'indice accusatore è Stefano Santarossa, radicale, coordinatore provinciale del movimento e già candidato al Parlamento italiano.
Ma cosa è successo? Nei giorni scorsi il ginecologo - secondo Santarossa - avrebbe affermato che "la pillola del giorno dopo, non è un metodo contraccettivo, ma è un sistema abortivo, in quanto agisce a ovulazione avvenuta".
«Queste dichiarazioni - ha fatto notare l'esponente radicale - sono più adatte ad un fondamentalista religioso che a un uomo di scienza». E Santarossa prosegue. «Facciamo un po' di chiarezza: la possibilità di concepire dopo un rapporto non protetto in periodo fecondo è di circa il 15 per cento e tale percentuale si riduce allontanandosi verso l'inizio o la fine del ciclo. La cosiddetta pillola del giorno dopo, riduce tale probabilità a meno dell'1 per cento, in modo maggiore nelle prime 24 ore rispetto al secondo e al terzo giorno. Il farmaco poi - va avanti - agisce modificando l'ambiente uterino, impedendo l'annidamento. Il farmaco non blocca e non danneggia una gravidanza già impiantata».
Stefano Santarossa sembra un fiume in piena. «La pillola del giorno dopo è un presidio medico di civiltà, che viene percepito dalle donne come contraccezione d'emergenza e che, soprattutto, evita drammi successivi e maggiori costi umani e sociali. Impedirne la diffusione legale significa aumentarne la diffusione clandestina e impropria. Rendere difficoltosa la sua distribuzione comporta colpire i soggetti davvero più deboli e cioè le adolescenti. In questo senso la necessità di presentare una ricetta medica costituisce già un problema aggiuntivo spesso insormontabile: chiediamo che questo ostacolo venga rimosso al più presto. I radicali inoltre sono anche impegnati affinché la pillola abortiva, la RU-486 - che nulla ha a che vedere con quella "del giorno dopo" - sia la più presto disponibile anche in Italia. Si chiede semplicemente - visto che l'aborto è legalizzato nel nostro Paese - di usare un metodo molto meno invasivo rispetto a quello che si usa oggi. Per quale motivo - si chiede l'esponente radicale - le donne italiane devono soffrire di più' rispetto alle donne europee?. Quello che noi chiediamo è che chi ha scelto di abortire, non debba farlo con dolore, visto che la scienza consente anche altri sistemi».
Ma l'attacco al dottor Scarabelli è anche su un altro fonte. «Il ginecologo ha anche affermato - va ancora avanti Santarossa - trattando il tema delle cellule staminali embrionali che la clonazione genera problemi etici, in quanto riprodurre organi di ricambio, una sorta discorta per la trapiantistica, comporta il sacrificio di embrioni. Di fatto Scarabelli propone un divieto alla sperimentazione sugli embrioni, anche se soprannumerari. Preferisce insomma lasciarli morire piuttosto che destinarli ad una ricerca scientifica che potrebbe salvare le vite di milioni di persone».
Loris Del Frate

Data: 
Sabato, 24 November, 2001
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Pordenone
Stampa e regime: 
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