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Il futuro della città, tre progetti a confronto

Testo: 

I tre candidati in corsa per le elezioni suppletive di domenica e lunedì riuniti a dibattito in un Forum al Piccolo
Dall'Expo alla Ferriera, dal Porto Vecchio all'Europa: i programmi di Codarin, Rosato e Sponza

Se sarete eletti dovrete in ogni modo rappresentare Trieste e i triestini in Parlamento. Quale è il progetto di città che avete in mente, e sulla cui base intendete impostare il vostro lavoro?
Sponza: " Io separerei le idee che ognuno di noi ha della città da quello che può essere concretamente l'apporto che io posso dare in Parlamento per la città. A favore di Trieste si può agire forse con molta più forza dentro le istituzioni locali piuttosto che in un Parlamento che si trova a tenere in considerazione lo sviluppo di tutte le città. In generale penso che le città italiane debbano cominciare a pensare in maniera diversa il loro essere città metropolitane. Aldilà degli assetti istituzionali, posso essere a favore di una città più produttiva soprattutto dal punto di vista dello scambio. Trieste nasce come emporio. Oggi lo scambio è soprattutto scambio di informazioni, di tecnologia. Ecco il futuro: sviluppo estremo del settore tecnologico e scambio di informazioni."
Codarin: " Gli slogan che ho usato semplificano la mia idea di città: io dico no alle industrie pesanti che ormai sono antieconomiche e inquinano aree che potrebbero essere utilizzate in modo migliore per il terziario o per industrie non pesanti che creano economia. In questo senso va bene tutto quello che si può fare con i fondi che ci sono e che arriveranno grazie all'Expo. Expo e riuso intelligente del Porto Vecchio sono due idee che si contemperano e che potrebbero muovere finanziamenti pubblici per mille miliardi, ossia trenta volte il Fondo Trieste degli ultimi anni. Certo la città deve decidere di crederci tutta insieme: per questo serve un tavolo comune, fanno bene gli industriali a chiederlo. Quando ero presidente della Provincia avevo fatto la conferenza economica provinciale cui era arrivato l'assenso di tutte le associazioni e anche di tutte le parti politiche. Ecco, questo discorso del tavolo unico provinciale dovrebbe continuare per concordare insieme questa visione della città ed eventualmente apportarvi delle modifiche: se passano i due progetti (Expo e riconversione della Ferriera, ndr) allora Trieste cambierà.
Quanto all'industria, bisogna cominciare a ragionare un po' più in grande, perché ormai il nostro territorio va da Capodistria a Monfalcone. Quindi secondo me l'industria che fa utili va favorita, mentre altri grossi insediamenti che non sono compatibili con il territorio si possono spostare nel Monfalconese, nello Staranzanese dove hanno un'area in espansione per fare queste cose e sarebbero disponibili a ragionare in termini di spostamenti di industrie o di attività in sinergia. Sì a un tavolo provinciale, dunque, ma in quest'ottica serve anche l'aiuto della Regione."
Rosato:"Io credo invece in uno sviluppo equilibrato del nostro territorio, in cui riescano a convivere tutti i segmenti su cui è stata costruita e si è retta fin qui l'economia cittadina. Oggi ci sono due settori di crisi, uno è il comparto industriale, l'altro quello commerciale. Pensare di tagliare una di queste gambe su cui si regge lo sviluppo rende Trieste molto più vulnerabile, così come non esiste Paese che possa reggersi su un'economia che non sia completa. Noi abbiamo sintetizzato in alcuni punti lo sviluppo della città. Intanto le infrastrutture, indispensabili per continuare a rendere competitiva la nostra area e per dire che siamo in Europa, non solo grazie alla geografia ma anche grazie alla logistica. Senza infrastrutture anche il porto diviene una realtà non competitiva. Ecco, quanto a sviluppo portuale oggi non ci sono spazi per nuovi operatori né ci sono traffici, perché le concessioni in essere non riescono ad attrarne di nuovi. Si tratta di realizzare nuovi spazi, nuove banchine. La piattaforma logistica va bene, ma è una realizzazione insufficiente rispetto ai nostri bisogni: possiamo pensare all'interramento tra Molo V e Molo Vi, alla bonifica dell'area ex Esso, 300 mila metri quadri abbandonati da anni.
Altro punto, la sinergia da costruire tra industria e ricerca scientifica, comparto trainante a Trieste. Il 35 per mille degli occupati di questa città sono addetti del settore ricerca, contro una media nazionale del 3,3 per mille e quella giapponese attestata sul 9. Su questo dobbiamo avere la capacità di creare sviluppo, perchè - lo ripeto - senza sviluppo industriale una città non si sviluppa. E sottolineo l'importanza del radicamento delle imprese nel territorio. Andiamo verso una fase istituzionale in cui i territori saranno competitivi rispetto alle imprese che vi sono insediate, rispetto cioè al gettito fiscale che viene realizzato sul loro territorio. Delocalizzare le imprese significa perderne il gettito fiscale, avere quindi un territorio più povero, non possedere risorse per pagare i servizi sociali. Tenere le imprese insediate sul nostro territorio deve essere una priorità anche per la nostra realtà, anche per le istituzioni locali."
Expo: tutti ne parlano. Quante possibilità ci sono che Trieste sia veramente prescelta per ospitare l'Esposizione in Porto Vecchio, nel 2008? Quale sarà la portata effettiva dell'evento per il futuro della città?
Sponza: "Secondo me qui si sta ragionando sempre più spesso su fatti eclatanti. La chiusura della Ferriera con i carabinieri, il Porto... Sembra che l'unica soluzione per il Porto e per lo sviluppo economico della città sia l'Expo, altro fatto eclatante appunto. Il problema è che nel momento in cui svanisce l'effetto-Expo si torna a precipitare in una situazione che non è stata risolta alla radice, anzi ci si ritrova con una bella corona sulla quale è incastonato il diamante Expo, che non si relaziona però al progresso del territorio e anzi può essere un fenomeno negativo se è quella l'unica chance. Del resto ritengo che il sempre maggiore degrado in cui versa anche il Porto nuovo sia mirato all'apertura del Porto Vecchio in termini di attività altra. Si manda a tutto a catafascio per poter poi riutilizzare una determinata area facendone aumentare il valore a vantaggio di pochi."
Rosato: " Ricordo che il progetto Expo è nato da un'intesa istituzionale tra Riccardo Illy, Roberto Antonione e il presidente Ciampi quando ancora il Centrosinistra era al governo. Noi siamo assolutamente favorevoli, ma diciamo due cose: primo, serve un chiarimento all'interno del Centrodestra, perché i problemi sono tutti lì. E lo dice Antonione, non io. Secondo, non possiamo puntare lo sviluppo della città sulla chiusura di un'impresa (Ferriera ndr) e sul futuribile arrivo dell'Expo. Noi ci crediamo, lavoreremo con coscienza e costanza, ma - va detto - di possibilità ce n'è il 33% (le candidate sono tre: Trieste, Saragozza e Salonicco, ndr). E soprattutto, non colleghiamo lo sviluppo del Porto Vecchio con l'Expo: sono due cose diverse. L'apertura del Porto Vecchio può essere realizzata anche senza l'Expo."
Codarin: "La ricchezza di Trieste è il porto. L'Expo, assieme ai progetti della piattaforma logistica al posto della Ferriera, può portare tanti fondi pubblici che permettano di riutilizzare al meglio tutte le aree del Porto Vecchio e di realizzare quanto serve alla città, dando anche un impulso importante nel momento in cui Trieste, con l'ingresso della Slovenia e poi della Croazia nell'Ue, necessiterà di essere adeguata anche in termini di infrastrutture. E l'Expo porta appunto anche fondi per le infrastrutture. Le possibilità che ci aggiudichiamo l'Expo? Il 50%, nel senso che delle altre due città concorrenti soltanto una in realtà sarebbe in corsa."

Data: 
Mercoledì, 22 October, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Trieste
Stampa e regime: 
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